[ DECADENZA SPIRITUALE ]
I periodi in cui l'arte non ha grandi uomini [...] sono periodi di decadenza spirituale . [...].
In queste epoche silenziose e cieche gli uomini danno importanza solo al successo esteriore, si preoccupano
unicamente dei beni materiali, e salutano come una grande impresa il progresso tecnico, che giove e può
giovare solo al corpo. Le energie spirituali vengono sottovalutate, se non ignorate. [...]
L'arte, che in tempi come quelli, ha vita misera, serve solo a scopi materiali. E poiché non conosce materia
delicata cerca un contenuto nella materia dura . Deve sempre riprodurre gli stessi oggetti.
Il "che cosa" viene eo ipso meno; rimane solo il problema di "come" l'oggetto materiale debba
essere riprodotto dall'artista. Questo problema diventa un dogma. L'arte non ha più anima.
Su questa via del "come", l'arte procede. Si specializza e diventa comprensibile solo agli artisti, che
cominciano a lamentarsi dell'indifferenza del pubblico. Poiché in tempi simili l'artista medio non ha bisogno
di dire molto e gli basta un minimo di "diversità" per farsi notare e osannare da certi gruppetti di mecenati
e conoscitori (il che può comportare grandi vantaggi materiali), una gran massa di persone superficialmente
dotate si butta sull'arte, che sembra così facile. In ogni "centro artistico" vivono migliaia e migliaia di
artisti, la maggior parte dei quali cerca solo una maniera nuova, e crea milioni di opere d'arte col cuore
freddo e l'anima addormentata.
La "concorrenza" cresce. La caccia spietata al successo rende la ricerca sempre più superficiale. I piccoli
gruppi, che casualmente si sono sottratti a questo caos di artisti e di immagini si trincerano nelle posizioni
conquistate. Il pubblico, che è rimasto arretrato, guarda senza capire, non ha interesse per un'arte simile e
le volta tranquillamente le spalle.
Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell'arte,
trad. Elena Pontiggia,
Milano, SE 1989, pp. 24-25. |