[ SCELTE ESPRESSIVE ]
E per ciò che non si può per noi compiutamente sapere quale abbia a essere l'usanza delle favelle di quegli
uomini che nel secolo nasceranno che appresso il nostro verrà, e molto meno di quegli altri i quali appresso
noi alquanti secoli nasceranno, è da vedere che alle nostre composizioni tale forma e tale stato si dia che
elle piacer possano in ciascuna età, e ad ogni secolo, ad ogni stagione esser care; sì come diedero nella
lingua latina a' loro componimenti Virgilio, Cicerone e degli altri, e nella greca Omero, Demostene e di
molt'altri ai loro; i quali tutti, non mica secondo il parlare che era in uso e in bocca del volgo della
loro età scrivevano, ma secondo che parea loro che bene lor mettesse a poter piacere più lungamente. [...]
Hora mi potreste dire: «Cotesto tuo scriver ben onde si ritra' egli e da cui si cerca? Hass'egli sempre ad
imprendere dagli scrittori antichi e passati?». Non piaccia a Dio sempre, [...] ma sì bene ogni volta che
migliore e più lodato è il parlare nelle scritture de' passati uomini, che quello che è in bocca o nelle
scritture de' vivi.
Pietro Bembo, Prose della volgar lingua, I, XVIII-XIX,,
in Trattatisti del Cinquecento, Tomo I,
Napoli, Ricciardi 1978, pp. 106-107. |