DIALOGO FRA SIMPLICIO ED UN POETA

Poeta. Che tempi, amico mio, che tempi! Quant'è difficile per i poeti essere ascoltati, la gente è rincretinita, l'editoria ci snobba, la critica non esiste più...
Simplicio. Sembra che consideri condizione normale per i poeti essere acclamati davanti a folle immense... Per quanto ne so, da che mondo è mondo i poeti scaldano poca gente. Accade, è vero, che alcuni di loro, di solito dopo la morte, entrino nei programmi scolastici e abbiano il posto d'onore nelle biblioteche, ma questa non è sicuramente la regola.
P. Eh be', non è per caso giusto impegnarsi per ottenere questo?
S. È giustissimo e fai bene a darti da fare, ma perché vuoi cominciare proprio dalla cosa più difficile? Sembri uno che voglia costruirsi una casa e per prima cosa pensa a fabbricare il tetto...
P. Parli facile, Simplicio. Perché, tu cosa faresti?
S. Non lo so... Io non scrivo niente e non mi sono mai posto questo problema... Penso che se volessi dei lettori per prima cosa me li cercherei. Amici, conoscenti, magari persone che mi appaiano in grado di apprezzare quello che faccio.
P. E gli daresti in mano un brogliaccio di fogli manoscritti o stampati al computer, dicendogli "eccoti le mie poesie"?
S. Perché no? Solo quanto è stampato e rilegato con copertina ha dignità? Si stampano tante idiozie, anche con avalli illustrissimi, che ormai certo nessuno collega più automaticamente il concetto di "stampa" a quello di "buon libro"... Ma venga pure la stampa, ti concedo che un lavoro pulito e azzimato può essere più simpatico. Io non ho neanche qui particolari esperienze, ma ho conosciuto bravi tipografi che lavorano con onestà e scrupolo...
P. Eccolo qui, il teorico dell'editoria a proprie spese! Bella roba! Chiunque può andare da un tipografo e farsi mettere sotto i torchi qualunque aborto!
S. E i bravi poeti vanno da un editore che li accoglie a braccia aperte?
P. Ah, no, purtroppo: gli editori intanto amano poco la poesia perché non si vende, e i pochi fra loro che la coltivano sono sensibili ad amicizie, gruppi, raccomandazioni, o chiedono sostanziosi "contributi" alle spese di stampa...
S. Insomma, alla fine neanche essere sponsorizzati da un editore piuttosto che da stessi può garantire un bel nulla.
P. Questo posso anche concedertelo, ma ci sono anche altri elementi. Per esempio la distribuzione. Un buon editore ti permette di essere presente ovunque, di arrivare al tuo pubblico...
S. Ma quali sono questi editori?
P. Ce ne sono parecchi: * * *, * * *, * * *, * * *, * * *...
S. Ti dirò, io non sono un lettore di poesie per cui non faccio testo, ma i libri di questi editori non li ho mai visti. Non ti saprei nemmeno dire come siano fatti. In quali librerie potrei trovarli?
P. Questo non te lo so dire, sinceramente...
S. Ho letto da qualche parte che in Italia si stampano circa cinquantamila nuovi libri all'anno, di cui qualche migliaio almeno saranno di poesia: e quanti di loro possono trovare spazio in una libreria? Oltretutto presumo, così a naso, che spostare un libro per tutta la penisola avanti e indietro abbia un suo costo. E chi mai se lo sobbarcherà se non ci sono ottime probabilità di venderlo a qualcuno?
P. Forse hai ragione, è solo una perdita di tempo... Potrei fare come dice un mio amico che organizza dei "reading", leggendo le sue poesie durante certi raduni pubblici...
S. Mmmm... Ho idea che se la tua intenzione è di fermare la gente che passa dovrai come minimo metterti in mutande... Fallo pure se ti piace, ma non vedo cosa abbia a che vedere con le ragioni che hai addotto fino ad ora.
P. Mutande? Questa sì che è una buona idea. Vado subito a comprarmi una parrucca e un naso da pagliaccio. Alla prossima.

Carmine Adalfei