LUZI DELLA RIBALTA
Accogliamo con molto piacere e con un po' di sollievo questa notizia, dopo i premi Nobel per la pornografia,
i festival della letteratura con Elio e le Storie Tese ospiti d'onore e altre amenità simili all'ordine del
giorno: Mario Luzi è stato insignito del laticlavio dal presidente della Repubblica Ciampi. Gli scranni di
senatore a vita non sempre vengono assegnati a personaggi di cui l'Italia possa sentirsi particolarmente fiera,
ma in questo caso il riconoscimento è del tutto meritato. L'opera di Luzi è tra quanto di meglio abbia prodotto
la poesia italiana del Novecento, ossia la parte più raffinata e duratura, per quanto ultraelitaria, della nostra
cultura. Poco importa che dopo il 1959 la produzione poetica luziana abbia imboccato strade sempre meno significative,
e poco importa anche, in questa sede, che quello in cui Luzi ha vissuto sia stato un secolo che, è ormai il momento
di fare i conti dal di fuori, di poesia davvero memorabile ne ha prodotta in quantità limitata.
Si parla di questa nomina come di un risarcimento per il Nobel a lungo negato (anche se, viste le ultime scelte
dell'accademia svedese, forse per chi ha fatto realmente letteratura o poesia è più onorevole non averlo vinto.
Diverso invece il caso delle apoetiche stanze della politica che per una volta si inchinano alle muse...), si parla
perfino di una rinascita dell'interesse verso la poesia, che ci auguriamo naturalmente si realizzi, senza ricamarci troppo
sopra. Esiste però la possibilità concreta, e concretizzatasi, che i riconoscimenti e gli allori finiscano per far montare
la testa agli scrittori, li sovraespongano in una dimensione pubblica in contrasto con l'interiorità che dovrebbero innanzi
tutto coltivare. Non si può allora che lodare il duplice valore pedagogico di questo laticlavio, con il quale la collettività
esprime ai poeti: noi riconosciamo la validità del vostro lavoro, e siamo pronti a darle il dovuto risalto additandolo come
esempio per tutti, ma attenzione, il crisma ufficiale giungerà quando avrete novant'anni, se avrete la fortuna di arrivarci.
Prima dovete fare i poeti, non le statue sul piedistallo.
Jacopo Panerai |