ONTOLOGIA DELL'ANTOLOGIA
Gli amici di «Phemios» mi richiedono un'opinione su un fenomeno che in questi ultimi anni è andato
crescendo fino ad assumere dimensioni decisamente ipertrofiche: le antologie della poesia italiana
contemporanea. Come mai tanta dovizia? Amore che rinasce? Ricerca di chiarezza e nuovo bisogno di
"sistemazione" critica? Semplice moda? Anche le mode hanno comunque delle motivazioni, e a me sembra
che queste siano di genere abbastanza pratico.
Volendo semplificare, si potrebbe intanto dire che un'antologia della poesia contemporanea non è scevra
di attrattive commerciali per un editore, sebbene l'inflazione di titoli stia cominciando a far sentire
i suoi primi effetti. Calcoliamo innanzi tutto che i poeti inseriti saranno da una ventina in sù, tutti
o quasi viventi, e che ciascuno di loro acquisterà un congruo numero di copie da distribuire e da tenere
in serbo per ogni eventualità futura. Non solo: farà un'assidua pubblicità al volume, spingerà giornalisti
e recensori amici a parlarne, invoglierà altre persone a comprarlo, magari i suoi allievi, se insegna nella
scuola o nell'università. Ma non è finita, perché esiste anche il vasto indotto degli esclusi e dei
sostenitori degli esclusi, che in molti casi si procureranno l'antologia per individuarne le pecche e
additarle con sdegno al pubblico, alimentando così ulteriormente il dibattito.
Insomma, alla fine non si realizzeranno vendite stratosferiche, ma la casa editrice otterrà risultati in
termini di introiti e di immagine superiori a quelli di qualunque singolo libro di poesia contemporanea.
Non per nulla nell'affare si sono buttati anche i grandi editori, perfino quelli che da tempo hanno depennato
la poesia dalle loro collane. A un livello più basso del resto anche i premi letterari di provincia promuovono
la raccolta dei testi di tutti i partecipanti, ciascuno dei quali è caldamente invitato a ordinarne almeno
dieci copie.
Tuttavia questa come abbiamo detto è solo una faccia della medaglia. Alla proliferazione antologica
contribuiscono senza dubbio anche altri fattori. I florilegi che abbiamo visto accavallarsi in questo
scorcio temporale hanno l'intento, dissimulato solo in superficie, di promuovere un gruppo di autori
contigui al curatore o ai curatori, spesso a loro volta poeti in proprio. In questo non c'è nulla di
scandaloso, se non che le tendenze oggi sono tante, e si può innescare una specie di effetto domino tra
feudi letterari: tu ignori i miei, io allestisco una contro-antologia dove i tuoi sono a loro volta espunti,
ed è improbabile che la massa dei terzi stia soltanto a guardare. In effetti, se si va a controllare,
è molto facile che quei poeti celebrati da un'antologia come imprescindibili voci nuove nelle altre non
siano neppure nominati.
Infine, l'antologia è - mi si perdoni l'espressione - un genere di buon comando: si punta più sull'oggetto
additato fisicamente che non sulla sua analisi-interpretazione, e mettere insieme un certo numero di autori
e di testi non è una fatica erculea, tenendo conto che qualsiasi decisione presa sarà in qualche modo
giustificabile come anche, per contro, passibile di critica. Meriti ed errori reali verranno alla luce
in modo palese con il passare del tempo, ma certamente non a brevissima scadenza.
Egidio Bulfaretti |