ALTA
E BASSA TECNOLOGIA
Stiamo
assistendo ultimamente al trionfo,
anche nel cosiddetto primo mondo, degli autori delle letterature
emergenti:
caraibici, cinesi, indiani, israeliani, arabi, africani eccetera stanno
prendendo il posto che nei decenni precedenti era stato prima di tutto
degli
Stati Uniti. Perfino le polemiche del settore sono sempre
più spesso quelle
altrui (si veda ad esempio quanto oggi sta accadendo intorno al Salone
del
libro di Torino), di fronte alle quali il vecchio Occidente sembra
accontentarsi
di fare da cassa di risonanza, quasi fosse destinato a diventare a
breve,
nemesi storica, una colonia culturale.
L’Occidente ha i suoi problemi, non si
discute, ma il fatto è, lasciando da parte tutti i timori di
essere politically
incorrect,
che in
campo culturale accade un po’ quello
che sta contemporaneamente accadendo in campo economico: i paesi meno
avanzati
dominano nell’ambito dei prodotti a bassa tecnologia, mentre
quelli avanzati,
se vogliono mantenere le posizioni acquisite, devono concentrarsi su
quelli ad
alta tecnologia. Software contro hardware. O, se si preferisce, alta
moda
contro magliette.
In Europa la letteratura ha attraversato
quella straordinaria rivoluzione tuttora in atto tra pause e riflussi
che è
stata il Simbolismo, si è mossa con difficoltà,
infilando talora vicoli ciechi,
verso forme sempre più complesse. Fuori d’Europa
vigono invece ancora sistemi
più arcaici, dove le ampie narrazioni, i buoni vecchi
affreschi sociali, le
trame avvincenti, i dialoghi colorati per i quali gran parte degli
stessi
lettori occidentali prova nostalgia, e in fondo con diritto, hanno
piena
cittadinanza. Lo scrittore del “vecchio” Occidente
invece, se tenta questa
strada, avverte di essere un epigono non in sintonia con il proprio
tempo. Paradossalmente,
appare più indietro perché è
più avanti.
La soluzione per lui non può essere però
quella di fare macchina indietro, scelta che lo condurrebbe al
disastro. Il
mondo si muove, anche se non sempre in maniera lineare, in direzione di
una
maggiore completezza e complessità: più o meno
lentamente o velocemente, anche
gli altri paesi si approssimeranno in futuro al livello già
raggiunto
dall’Europa. Gli Stati Uniti per esempio, come si diceva
all’inizio, già
massimi produttori mondiali di bestseller e feuilleton,
sembrano in affanno in questo campo, i loro lettori chiedono opere di
quel tipo
ma i loro scrittori sono sempre più in cerca altrove.
Guardano, in ultima
analisi, all’Europa. Questo fenomeno oltre che sugli
scrittori ricade
naturalmente anche sul pubblico – parliamo,
s’intende, di esigue minoranze,
poiché gli stessi lettori di libri “a bassa
tecnologia” sono minoranza perfino
nelle società più alfabetizzate –, solo
che i sismografi dell’industria
culturale, la cui unità di misura minima sono le diecimila
copie vendute,
faticano a registrarlo e a diffonderne la coscienza.
Jacopo
Panerai