DI FRONTE A UNA POESIA

Leggere una poesia, ovvero "interagire" con essa, rappresenta un'operazione culturale oppure la cultura del suo lettore è soltanto una sovrastruttura non necessaria, al limite perfino dannosa? Benché assunta in termini assoluti la risposta corra il rischio di legittimare approcci eccessivamente candidi e poetiche dell'estemporaneità, è in un certo senso vero che l'interazione con una poesia è un'operazione pre-culturale. Non lo è nella misura in cui capire una poesia presuppone la conoscenza di un certo tipo di linguaggio che si differenzia sensibilmente da quello usuale, ma lo è se si considera che la reazione estetica di fronte a una poesia è prodotta a monte di ogni ragionamento o riflessione o analisi. Questi possono venire dopo, fornire un supporto e un aiuto alla reazione, renderla comunicabile a terzi, ma si tratta di due operazioni ben distinte, tanto che ragionamenti e analisi si possono esercitare anche su opere inerti quanto a reazioni estetiche. La stessa conoscenza del linguaggio poetico non nasce e non si coltiva astrattamente, ma si forma leggendo le poesie, e tanto più se si avverte un interesse nei loro confronti (può sembrare scontato dirlo, ma le poesie si possono leggere anche per puro dovere). La pre-culturalità è inferibile anche dal fatto che continuino a esistere persone attratte dalla poesia in un mondo che dà importanza ad attività molto più pratiche e privilegia comunque nettamente altre forme espressive: più facile spiegare questo fatto con un richiamo in grado nonostante tutto di operare per canali occulti che non con il blando e sempre più screditato influsso esercitato dalla scuola.
Assurdo sarebbe dunque pensare il lettore ideale di poesia come un buon selvaggio appena alfabeta, ma altrettanto sbagliato è immaginarlo necessariamente provvisto di raffinatissimi strumenti senza i quali la comprensione sarebbe parziale o nulla. La poesia non è il distillato di elaborate operazioni culturali. Nel porsi di fronte ad essa potrebbe, questo è vero, rendersi necessaria la rimozione di ostacoli di natura culturale alla sua comprensione: per esempio, chi in passato fosse stato fermamente convinto che una poesia si potesse produrre soltanto utilizzando le forme metriche tradizionali, si sarebbe trovato a disagio di fronte a un testo poetico che da queste prescindesse. E qui sarebbe stato senz'altro compito di una riflessione mostrare che pure senza forme metriche chiuse può darsi ancora poesia. Ma un conto è la rimozione di ostacoli, un altro è la supposta distillazione della poesia attraverso complesse alchimie critiche, fatta salva la necessaria assistenza in caso di diversità linguistica o di implicazioni storiche o culturali non immediatamente accessibili al lettore medio distante magari nel tempo dalla poesia.
Né si deve intendere con questo che ogni singola poesia viva monadicamente in se stessa e monadicamente debba essere letta. Una poesia è un evento unico e irripetibile, che non era mai stato tentato prima e non sarà mai più ripetuto, ma è comunque collegata vitalmente al suo passato e al suo futuro. Può anche accadere che essa ci pervenga svincolata da ogni contesto immediato, e come tale andrà allora per forza affrontata, ma la situazione normale è poterla cogliere all'interno dell'opera cui appartiene, o almeno di una parte di essa: nessuno è autore di schegge isolate facenti storia a sé, e in una certa misura ogni raggruppamento di testi poetici possiede un afflato poemale, che può valere tanto nei pregi (accumulo e coordinamento di momenti, spiegazione reciproca di singole parti) quanto nei difetti (ripetizioni, contraddizioni eccetera).
Allo stesso modo un'opera deve essere fatta respirare all'interno di una corrente, di un secolo, di un'intera letteratura se non anche della letteratura universale, e tanto meglio quanto più il lettore è in grado di estendere il confronto. Tuttavia questo far respirare non va confuso con una mera ricerca di tipo dottrinale: il rapporto con una poesia non si esplica solo all'interno della produzione letteraria, ma è anche rapporto con la vita stessa e con il mondo, di cui la poesia è espressione. Un poeta potrebbe infine aver sentito il bisogno - ed è anzi normale che avvenga - di lasciare precisi riferimenti e collegamenti nella sua opera, e non si nega che possa essere interessante metterli in luce, aggiungendo qualcosa alla comprensione di una poesia. Ma laddove manchi in origine la reazione estetica, da questo scavo non potrà derivare se non un'emozione culturale, ossia un surrogato.

Giacomo Fiori