LA LETTERATURA CHE ESILIA GLI DEI
Non si dia troppo peso al titolo, e soprattutto alla sua seconda parte: gli dèi in questo libro sono infatti piuttosto
oziosi, e si limitano a fornire un brillante anche se tenue filo conduttore a una serie di saggi (otto, per l'esattezza)
che trattano in realtà della letteratura europea fra Otto e Novecento, con un occhio ai suoi antecedenti e sviluppi.
Tema ambizioso, svolto su base francese (Baudelaire, Mallarmé, Lautréamont, al quale a nostro avviso è stato attribuito
uno spessore immeritato), con altri apporti, in particolare dalla Germania e dall'India dei Veda.
La cifra di questa "crisi" europea (usiamo le virgolette perché è lecito sospettare che il nostro saggista non la
intenda esattamente come tale), già rintracciabile in nuce in alcuni scritti dei romantici tedeschi, ha il suo apogeo
in Mallarmé, dopo il quale gli scrittori occidentali si sarebbero limitati a una continua e immensa variazione sul tema:
«Sì, la letteratura esiste e, se si vuole, sola, a eccezione di tutto», afferma tra l'altro il principe dei simbolisti
in una conferenza tenuta a Oxford. «Letteratura assoluta», chiosa Roberto Calasso, precisando che di questo mito,
«fiction temeraria», «continuiamo a nutrirci».
Qui forse, alla fine del sesto saggio, il volume tocca il suo punto nevralgico, ma subito si ritrae, passa ad altro.
Quanti danni, è la domanda che non si pone Calasso, ha provocato la fede nella letteratura assoluta? La risposta, a
volerla saper leggere, c'è, anche se indiretta: dove sono infatti le conseguenze artistiche dell'inusitata teoresi che
un facondo Mallarmé, con modi «un po' da sacerdote, un po' da ballerina», espone davanti a un pubblico composito a
Oxford nel 1894? Il poeta de L'après-midi d'un faune vivrà ancora quattro anni, ma Calasso (che pure cita versi di
Baudelaire, di Verlaine, di Hölderlin, dello stesso Mallarmé precedente e di altri ancora) tace del tutto sui prodotti
letterari derivati da quelle idee rivoluzionarie.
Tace, naturalmente, perché avrebbe poco da dire. Un coup de dés jamais n'abolira le hasard è il verbale di un
fallimento, il rovesciamento del tavolo da parte del giocatore perdente, e insieme la prefigurazione di tutte le
"avanguardie" del XX secolo. Al primo "vedo" la letteratura assoluta è crollata come un bluff, benché il suo sogno
abbia continuato a vivere ancora a lungo: e d'altronde nessuno ha mai veduto sorgere nemmeno la «nuova mitologia» e la
«poesia infinita» preconizzate da Friedrich Schlegel cent'anni prima. La convinzione che un giorno, magari vicino, si
potrà assistere a quest'alba, come un tempo si sperava di salutare il Sole dell'Avvenire, è ammirevole, ma difficilmente
condivisibile. A questo punto, nulla come una sana dieta di naturalezza e di modestia (agevolata d'altronde dalla
diffusa indifferenza sociale) può giovare alla poesia e ai suoi cultori.
Roberto Calasso, La letteratura e gli dèi
Adelphi, Milano 2001, pp. 183. Lire 28.000.
Giacomo Fiori |