UN CATTIVO SERVIZIO A MONTALE

Dopo i romanzi, i pittori, la musica, le enciclopedie, la storia e quant'altro, i quotidiani italiani all'inizio del 2004 hanno scoperto, forse per disperazione, avendo quasi esaurito lo scibile umano, anche la poesia. Impossibile non accorgersene, perché il battage pubblicitario (appena travestito da editoriali e colloqui coi lettori sull'importanza che i versi devono avere nella vita di ciascuno) è stato ed è abbastanza corposo. Nulla di male, anzi, può darsi che alla fine di tutto questo qualcosa di positivo qua e là rimanga. Ma che tipo di prodotto editoriale offrono, concretamente, al lettore presumibilmente ignaro o quasi di poesia, gli organi della carta stampata? Andiamo a sfogliare il primo volume della collana «La grande poesia», venduta in allegato al «Corriere della Sera». «Eugenio Montale, Poesie», si legge semplicemente in copertina. L'etichetta non è delle più trasparenti, perché un titolo del genere induce a pensare a un'antologia di Montale (se non addirittura a un'edizione di tutte le sue poesie), mentre non è affatto così. Si tratta invece di due singole raccolte di poesie montaliane, La Bufera e altro e Satura. Perché una simile scelta? Questo non viene assolutamente spiegato. C'è una prefazione di poche pagine, che però si limita a un generico volo di uccello sull'opera poetica montaliana (nella sua interezza).
Un florilegio del genere non è affatto pacifico, anzi è decisamente bizzarro. Per fare un esempio, chi scrive ritiene - e non è il solo - che la poesia di Montale si trovi negli Ossi di Seppia e in una parte de Le Occasioni, che La Bufera (come già le ultime poesie de Le Occasioni) sia l'opera a freddo di un letterato in bilico fra sciarada e citazione dotta, e che quanto viene dopo crei imbarazzo a essere definito "poesia" o anche soltanto "letteratura". Lo stesso prefatore Giovanni Raboni scrive che Le Occasioni sono il libro «più perfetto» di Montale: e allora come mai sono state cassate? Si riteneva fossero già note al pubblico? Non ci sembra che in Italia si compitino a memoria le Occasioni e si ignori la Bufera: comunque, si sarebbe dovuto farne perlomeno cenno. C'erano problemi più prosaici di diritto d'autore? O forse i curatori hanno voluto presentare un Montale più in linea con la poesia anni Sessanta-Settanta che oggi siede nel ripostiglio dei bottoni? Mistero. Vengono in mente le immagini di un servizio televisivo sulla presentazione del volume in un teatro milanese: un attore leggeva «Meriggiare pallido e assorto...» mentre diverse persone tra il pubblico sfogliavano invano il volumetto azzurro del «Corriere» alla ricerca del testo...
Altra grave lacuna del volume è la totale assenza di note (a parte le poche dell'autore) e di spiegazioni. Non siamo dei fanatici della chiosa erudita, non ci piace nemmeno graficamente, ma in un libro come questo, che si rivolge a un pubblico non specializzato con scopi evidentemente divulgativi, era inevitabile. Fra l'altro, si è andati proprio a pescare il Montale meno poetico e però, in compenso, più involuto e complesso, senza orientare minimamente il lettore.
Queste collane "da battaglia" in molti casi vanno a far bella mostra di sé intonse su uno scaffale, d'accordo. Ma quale immagine di Montale si sarà formato il 90% di coloro che questo libro si sono avventurati ad aprirlo, se non quella di un signore un po' bislacco che scriveva cose incomprensibili?

Jacopo Panerai