«SORGERE LIRICAMENTE»: L'INCESSANTE GOTTFRIED BENN (1)
Quando il lettore di Gottfried Benn ha alle spalle due terzi di Trunkene Flut - il florilegio della
prima stagione poetica di Benn assemblato dallo stesso Maestro con una laboriosa opera di sedimentazione e
dato alle stampe nel 1949 - quando cioè ha maturato una certa familiarità con la tavola periodica degli elementi
alla radice dell'alchimia benniana, il disegno antologico si complica nel microcosmo suffraganeo di una scelta
nella scelta: cinque sezioni tratte «dall'oratorio "Das Unaufhörliche"» e due «Studi» per lo stesso oratorio;
una sequenza di testi insolitamente diseguali, nella struttura, nel timbro e nella tenuta lirica. Il periodo di
gestazione di Das Unaufhörliche («L'Incessante») è compreso tra l'estate del 1930 e l'estate del 1931:
buona parte dei capolavori benniani deve ancora vedere la luce, ma gli anni di apprendistato sono ormai lontani
e Benn è un astro letterario di conclamata grandezza. Se ne avvede anche il titano del rinnovamento musicale
tedesco, Paul Hindemith, che stanco dei divertissements alla weimeriana dà il benservito al petulante
Bertolt Brecht (solo un anno prima ne aveva musicato il Lehrstück) e individua in Benn il più plausibile
interprete di una superiore visione dell'uomo, mistica, contemplativa, emancipata dalla mera considerazione del
singolo e delle sue minuzie politiche, dei suoi svaghi intellettualistici, delle sue tortuosità psicologiche.
Dopo un fugace esperimento di tre lieder su versi benniani («Du muß dir alles geben», «Fürst Kraft» e «Vision
des Mannes»), Hindemith sottopone al poeta l'idea di una collaborazione. Sulle prime Benn si schermisce,
dichiarandosi momentaneamente privo di energie, ma solo tre settimane più tardi invia a Hindemith l'abbozzo
di un testo «senza alcuna pretesa [...] intitolato "Das Unaufhörliche" [...], non un dramma, ma piuttosto una
poesia». La collaborazione è di fatto iniziata, e in poco più di un anno testo e partitura vedono la luce.
*
Per Benn si tratta di un passaggio singolare: l'incontro diretto con la musica comporta una prassi creativa diversa,
che, per il rapporto di stima reciproca tra poeta e compositore, include scelte negoziate, ma che, per le dimensioni
testuali richieste, offre anche l'occasione di conferire espressione organica al nucleo concettuale dell'orizzonte
lirico e filosofico maturato nel primo ventennio di attività letteraria. Ecco come a inizio lavori Benn tratteggia
a Hindemith il tema dell'opera: «Il termine [i.e. "das Unaufhörliche"] vuole indicare l'incessante mancanza
di senso, il saliscendi della storia, la natura transeunte della grandezza e della fama, l'incessante accidentalità
e mutevolezza dell'esistenza» (lettera di Benn a Hindemith, 29 luglio 1930). Il risultato è una complessa meditazione
in 500 versi, che Otto Klemperer, direttore della prima (Berlino, 21 novembre 1931), definirà «incomprensibili».
Nella versione finale il «tentativo di oratorio moderno», secondo la definizione di Benn, è organizzato in 18 sezioni,
divise in tre parti. La Prima parte introduce il tema della «grande legge», la forza cosmica e metafisica
dell'incessante mutare, che tutto domina - natura, cultura, storia - e tutto trascende. La Seconda parte passa
il rassegna il mondo dell'uomo, nelle sue principali manifestazioni, a un tempo reazioni all'Incessante e sue
creazioni: l'impulso alla propagazione della specie, la scienza, la tecnologia, l'arte, la religione, l'amore,
tutti segnati dal fatale germe della transitorietà, dal "cupo filtro" dell'Incessante. La Terza parte, cui Hindemith
premette un preludio orchestrale, si apre con un duplice coro, che a strofe alterne, espone sia la prospettiva
degli atavici popoli di un'Asia ideale, consci dell'intrinseca illusorietà della vita umana e a tanta evanescenza
rassegnati, sia la prospettiva dei popoli giovani, fautori dell'azione e determinati a interpretare il flusso
dell'Incessante in termini di sviluppo. Seguono la mesta elegia di chi dinanzi al dramma dell'impermanenza cede
alla malinconia e smemora nel mito regressivo, e l'opposta reazione del "relativista", il quale scorge nel mutamento
la sconfessione di ogni verità e di ogni norma, nonché un'ottima ragione per abbandonarsi all'edonismo e al
materialismo. Il messaggio finale è affidato a due interventi corali. Il primo confuta edonismo e materialismo,
evocando la figura dell'uomo che nella lotta e nella sofferenza «si fa incessante». Il secondo espande questo
tema, per poi chiudere riaffermando essenza e portata dell'Incessante e del suo eterno mutare.
*
Da questo quadro ampio e complesso Benn ricava per la sua antologia personale una sintesi in cinque sezioni.
I titoli dei brani estratti - montati secondo la sequenza originaria - rimandano ostentatamente all'applicazione
musicale: «Einleitungschor», «Sopransolo», «Terzett und Tenorsolo» (con «Lied»), «Knabenchor», «Schlusschor»
(quest'ultimo con il vezzo di una distinzione interna, che individua il cantus firmus dei bambini:
«coro di fanciulli all'unisono»). La musica è a un tempo origine e destinazione. L'indicazione che accompagna
il titolo in Trunkene Flut recita infatti «dall'oratorio "Das Unaufhörliche" (musica di Paul Hindemith)»,
mentre i due componimenti supplementari, «Choral» e «Lebe wohl», sono presentati come «Studi per l'oratorio
(non musicati)» (sottolineature mie). Non si può escludere che in tutto questo abbia giocato un certo ruolo il
compiacimento, intimo e mondano, del poeta che vede il proprio verbo «cooptato» dal principale musicista vivente
della nazione (e non fu cooptazione da poco, perché Das Unaufhörliche non solo rappresenta la partitura più
estesa tra le opere non teatrali realizzate fino a quel momento da Hindemith, ma segna la nascita di una nuova, e
per certi aspetti definitiva, identità musicale hindemithiana). Né si può escludere che un ruolo rilevante abbia
giocato la topica idea della compenetrazione tra le arti (Wagner, naturalmente, ma anche il nucleo in fusione
dell'espressionismo). Più indizi suggeriscono però che la prospettiva di un incircolamento tra poesia e musica,
con un reciproco scambio di linfa vitale, fosse nelle corde, emotive e teoretiche, di Benn e incontrasse nella
sua sensibilità un'adesione attiva. Lo attesta, in fondo, la stessa centralità che Benn attribuiva all'oratorio,
rivelata dall'inclusione in Trunkene Flut ma anche, per esempio, dalla presenza di «Knabenchor», «Sopransolo»,
e «Lebe wohl» tra i non numerosissimi versi di cui il poeta diede lettura in trasmissioni radiofoniche.
Una centralità riconosciuta a dispetto di un esito poetico non sempre convincente.
[continua]
Luca Vanni |