POESIA, RAP E MUCCA PAZZA
Citiamo dal «Corriere della Sera» del 6 dicembre 2000, cronache dall'interno. Titolo dell'articolo,
Siena capitale del gusto: il poeta Mario Luzi e Jovanotti testimonial del cibo sicuro. Il contesto generale
era la recrudescenza del morbo della Mucca Pazza, la notizia che quella sera nel capoluogo toscano, al
«Teatro dei Rozzi», «il grande vecchio della poesia italiana e il giovane profeta del rap» si sarebbero cimentati sul
tema «siamo quello che mangiamo». Senza entrare nel merito del rispettabilissimo argomento di discussione, notiamo solo di sfuggita che
le brevi cronache successive hanno riferito di un Luzi intervenuto in ispirito, o meglio per telefono, di fronte a una
platea costituita soprattutto da ammiratori del suo "collega".
Il succinto resoconto (o annuncio) di cui sopra è emblematico di una certa situazione. Ai mezzi di comunicazione di
massa in effetti la poesia, ed è regola universale, non può interessare se non in quanto evento curioso (tipo la
"strana coppia" poeta-cantante, dove è comunque il cantante a fare notizia) o strettamente legato all'attualità
(tipo la riflessione sul cibo genuino nei giorni dell'allarme alimentare). Purtroppo molti sono pronti ad assecondare
quest'impostazione in cambio di qualche rigo di cronaca. Certo, nella manifestazione senese oltre a questo si può
intravedere anche il tentativo di tenere alta una bandiera, di ricordare al mondo che la poesia ha una funzione
purchessia. Ma che sia riuscita nell'intento quest'apparizione di un ectoplasma telefonico ansioso di disquisire
sul tema del giorno è lecito dubitarlo.
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