E FU SUBITO OSTRAKON

Siamo grati al solito, benemerito "Corrierone" di averci sottoposto (20 aprile 2001, pagina 35) l'importante notizia: la Sicilia si è mobilitata per il primo centenario della nascita di Salvatore Quasimodo. Non è affare da poco, trattandosi fra l'altro di «reagire al lungo ostracismo che l'autore ha subìto mentre era in vita (a partire dall'assegnazione del premio Nobel, nel 1959) e dopo la sua morte». Verrebbe da chiedersi se per caso negli ultimi quarant'anni in Italia abbia imperato un'invincibile società segreta col potere di decretare capricciosamente il trionfo o l'oblio degli scrittori, ma la nostra attenzione è calamitata dall'incombere delle celebrazioni.
Innanzi tutto non poteva mancare il convegno di studi, il cui titolo è letteralmente: «La vita non è sogno. Scrittura e stesura nella visione dell'essere quasimodiana». Non male, ci sarà stato forse un intervento sulla palingenetica obliterazione dell'io subcosciente. Poi, la mostra che «si annuncia interessante per la ricchezza di manoscritti, lettere, versioni non pubblicate di poesie famose». Curiosissimo modo davvero di riproporre all'attenzione generale un poeta vittima di «ostracismo»! Invece di illustrare i suoi componimenti migliori, si va a frugare nei suoi cassetti e si esibiscono come reliquie i suoi brogliacci o qualsiasi altra cosa, purché "nuova".
Regna sovrana su tutto, però, l'immancabile «serata», quella del 23 aprile, al Palacongressi di Taormina. Programma di tutto rispetto: «Brani scelti del soprano Katia Ricciarelli», la partecipazione «della scrittrice Curzia Ferrari, che con Quasimodo ha avuto un'importante relazione sentimentale». In aggiunta, «l'attore Alessandro Quasimodo leggerà alcune liriche del padre». Non è neanche difficile desumere il pensiero degli organizzatori: "Un'ora e mezza, due ore di poesie è quanto di più palloso si possa immaginare. Invitiamo invece una cantante famosa che sia anche personaggio televisivo, spargiamo un pizzico di pruderie con l'amante del poeta, facciamo appello ai sentimenti familiari col figlio del poeta, e poi, vabbé, se proprio si deve declamiamo qualche verso". Come messaggio a favore della poesia, valido magari anche per attirare a essa i più giovani, bisogna dire che è se non altro singolare.