CRUDO E MANGIATO

Confessiamo che, in prima istanza, in questo brano tratto dalla recensione a una curiosa antologia di testi poetico-teatrali («La Stampa», 12 agosto 2001, pagina 23), ci ha colpito l'italiano avventuroso: «La seconda [parte] è infatti dedicata a prove e abbozzi. Si apre ancora con Mario Luzi, di cui è pubblicato il copione del suo dramma sull'uccisione di don Giuseppe Puglisi: il testo è in attesa di una stesura definitiva per la pagina». Ma a parziale discolpa del recensore va detto che l'operazione descritta è già di per sé alquanto cervellotica: si sa infatti di abbozzi per così dire abortiti e poi editi come curiosità, o di testi che in un secondo momento, dopo averli licenziati, l'autore ha deciso di rivedere. Al contrario, qui abbiamo una traccia che viene tirata fuori dai cassetti mentre la sua elaborazione è ancora in corso, premettendo che ci si dovrà lavorare ulteriormente sopra. Come se, in altre parole, un produttore di vino si mettesse a vendere grappoli d'uva.
Cosa si agita nella mente di chi escogita o asseconda trovate del genere? Forse, sulla scia di certe riviste che mostrano i divi colti dal teleobiettivo in momenti di intimità, si crede sia un geniale richiamo ammiccare al pubblico: "Venite gente, vi facciamo penetrare in anteprima nel laboratorio dell'artefice...". Ma c'è chi in questa direzione è già andato molto oltre, per esempio coi romanzi scritti sotto gli occhi di tutti direttamente in Internet (Luzi e compagnia sono invece fermi a Gutenberg), che peraltro, a onor del vero, non risultano aver riscosso particolare interesse. Anche perché, giustamente, alle persone normali interessano semmai i testi finiti e non le loro bozze. O forse - e le due ipotesi non si escludono a vicenda - siamo di fronte a un'ormai patologica libido publicandi, con scrittori in crisi di astinenza che hanno spasmodicamente bisogno di vedere i loro tentativi consacrati e ufficializzati. In ogni caso, non c'è modo migliore per attestare che ormai per taluni lo scrivere una poesia è diventato solo un pretesto per scipite esibizioni di vanagloria.