IL COLOSSEO PER QUATTRO MILIONI

Corposo e ben documentato l'articolo, apparso in «Tuttolibri» de «La Stampa» il 15 settembre 2001, pagina 12, sul tema non nuovo degli editori a pagamento e delle loro vittime. Purtroppo però, come in genere avviene, non si spinge fino alle cause ultime del problema trattato. Poteva per esempio ispirare qualche elementare considerazione in più il caso dell'aspirante autrice che ha sborsato quattro milioni e mezzo per stampare un libricino che oggi giudica «modestissimo»: non sarebbe tanto per dire auspicabile attendere, riflettere, rileggersi e farsi leggere (basta qualche amico onesto, inutile interpellare un'agenzia letteraria per «480 mila lire») prima di correre alla caccia di un torchio tipografico?
C'è senz'altro del marcio in Danimarca, fioriscono gli «editori inesistenti, improvvisati o canaglieschi», però non siamo di fronte al classico turista facilone abbordato dall'abile e suadente pataccaro che gli vende il Colosseo o la Fontana di Trevi: qui è il turista stesso che si mette alle calcagna del pataccaro perché è convinto di poter acquistare il Colosseo. Ci vuole un'etica granitica per non essere tentati di approfittarne.
Alla fine anche le nobili iniziative in soccorso degli scrittori in erba non si discostano mai da un certo cliché, dove alla denuncia segue, immancabile, l'edificazione, spiegando con una strizzata d'occhio come si riconoscono i bravi editori e come si può entrare nelle loro grazie. L'ottimismo giova, per carità, e in fondo non è detto che ogni tanto non venga premiato. Per fare un po' più di chiarezza bisognerebbe però cominciare, nel contempo, a illuminare a monte cosa ci si deve e cosa non ci si deve aspettare oggi da una pubblicazione (di poesia in specie), aspetto su cui molti hanno le idee confuse o poco aggiornate. L'editoria non funziona più come nel 1850, le case editrici, i lettori, la società, il mondo sono un po' cambiati da allora, non sempre in meglio. Forse, a essere cambiate di meno sono proprio la poesia e le sue modalità di trasmissione: perché allora sognare di diventare, pubblicando, l'attrazione del talk-show televisivo o della vetrina natalizia del libraio metropolitano?