CHIAMATE SHERLOCK HOLMES

Impallidiscono le scoperte di codici degli umanisti, i papiri ercolanensi, i manoscritti di Qumran e compagnia bella: è riemerso dalle tenebre un reperto che li eclisserà tutti. Il lieto annuncio è dato da «La Stampa» del 23 gennaio 2002, p. 22 (titolo: Luzi, il mistero dei versi ritrovatiC). Questa, in sintesi, la notizia: lo scorso ottobre un bibliofilo scorge nella vetrina di un libraio antiquario del lungarno fiorentino una busta con timbro postale del 1935. Destinatario, Mario Luzi, mittente l'editore Ugo Guanda. Dentro c'è «il testo originale dattiloscritto, insieme con vari manoscritti mai pubblicati, di una fra le opere fondamentali per la poesia del Novecento: La barca, il primo libro di Mario Luzi».
Accorrono rapiti fan e studiosi di Luzi e Luzi stesso, «choccato» dal ritrovamento. Il libraio è più pratico, fiuta l'affare e chiede 40 milioni. Luzi non li ha. Si muovono, per farla breve, critici, enti, Comuni, Regioni, viene istituito un vincolo per scongiurare la vendita della busta a privati, e alla fine, per 36 milioni, è la città di Pienza a porre «al sicuro» il prezioso documento.
Già, ma in che modo è finito quel raro incunabolo nella bottega dell'antiquario? Luzi ricostruisce così l'accaduto, pur ammettendo che si tratta di un «giallo»: «Ricordo che negli anni '50 veniva da me un libraio dell'usato, Fallani, a curiosare: e io gli davo volentieri vecchi libri, per liberarmene [...] fra i volumi scartati poteva esserci quella busta». Ora naturalmente le poesie sono «da scoprire», sotto l'egida e il controllo dell'autore, che però frena: «Prima le devo leggere io» (in altre parole, si grida al miracolo e si spendono denari pubblici senza neanche sapere cosa si ha per le mani?).
Alla vicenda vorremmo postillare un breve ragionamento logico. L'inestimabile incartamento è un brogliaccio che Luzi all'epoca non ha nemmeno fatto lo sforzo di estrarre dall'involucro dentro cui gli è ritornato, dandolo poi via per sbaglio a un robivecchi. Né, evidentemente, di quelle poesie si era preoccupato di tenere un'altra copia. Si tratta insomma palesemente di scarti giovanili ignorati per anni, e in pratica gettati nella spazzatura, che oggi diventano all'improvviso una miniera di mirabolanti inediti, quotati addirittura in borsa. Un emblema raffinato di come una certa parte delle nostre Lettere sia scrupolosamente impegnata a edificare piedistalli al nulla.