ARTE, SCIENZA E RELIGIONE: ELEMENTARE, WATSON...
«Nel passato, quando la scienza non era ancora così avanzata, gli uomini ricorrevano alla religione per spiegare
i fenomeni incomprensibili e il significato stesso della vita. L'ispirazione che questo interesse per la fede ha
provocato negli artisti è ben documentato nelle varie rappresentazioni della Sacra Famiglia e di altri soggetti
religiosi. Ma il grande sviluppo della scienza durante l'ultimo secolo, e non parlo solo della nostra scoperta,
ha offerto una nuova fonte di risposte per le domande che l'uomo si pone da sempre. Quindi non è strano che in
molti casi la stessa scienza abbia preso il posto della religione come elemento ispiratore dell'arte».
Così James Watson, uno dei due scopritori del Dna nel 1953, in un'intervista a ruota libera pubblicata da
«La Stampa» il 27 febbraio 2003 (a pagina 25): esternazioni che presentano un certo interesse se non altro
come campionario di idee superficiali ed errate sull'arte.
La supposizione che l'arte sia una specie di espediente per contrabbandare concetti razionali rimanda in effetti
il pensiero estetico indietro di qualche secolo, come se la biologia tornasse a predicare la generazione spontanea.
Particolarmente grossolano è il corollario che l'arte dipenda direttamente dalle «domande che l'uomo si pone da
sempre», quasi si entrasse in una pinacoteca o in una sala da concerto per avere lumi su come sia nato l'universo
o come abbia avuto inizio l'umanità.
Che si possano cogliere echi scientifici nell'arte moderna - anche ben prima del Novecento - è un'affermazione
d'altronde di per sé accettabile, benché sostenere che questi ultimi abbiano più o meno soppiantato gli echi
religiosi sia a dir poco un'ingenuità. Ad ogni modo in una vera opera d'arte eventuali elementi scientifici o
religiosi o di altra provenienza sono mattoni inseriti in un edificio artistico, non edifici scientifici/religiosi
imbellettati in qualche modo artisticamente: si possono mettere in versi dei canoni teologici o la teoria della
relatività, ma in questo caso non si fa dell'arte ma altre cose, degne magari ma pur sempre altre.
Essere un grande biologo non comporta insomma necessariamente l'essere anche un buon estetologo, questo è dimostrato.
Ma nemmeno un grande biologo può a quanto pare esimersi dal provare un'attrazione confusa verso qualcosa di
eminentemente irrazionale quale l'arte.
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