L'ALTRA CAMPANA

In un recente intervento su questa rubrica abbiamo scritto di trovarci pienamente d'accordo con certe tesi di Sebastiano Vassalli pubblicate sul «Corriere della Sera». Duole invece, a distanza di poco tempo, trovarci meno d'accordo con altre sue affermazioni apparse sul medesimo quotidiano. Vassalli è qui intervenuto (26-11-2003, p.35) a proposito di un suo vecchio cavallo di battaglia, cioè Dino Campana, poeta che stimiamo parecchio a nostra volta.
Per riassumere il suo articolo, Vassalli ribadisce, biasimando la loro omissione in una recente riedizione delle opere campaniane, tre argomenti già altrove espressi a proposito della biografia di Campana: 1) Il poeta di Marradi avrebbe frequentato l'Accademia militare di Modena, da cui sarebbe stato espulso non avendo passato un esame. 2) Sarebbe stato infettato dalla sifilide, la quale sarebbe la vera responsabile della follia che, com'è noto, lo condusse in manicomio. 3) In manicomio sarebbe stato curato con scariche elettriche.
Vassalli conclude in questo modo la sua perorazione: «Non credo che scriverò più su Dino Campana. Nel corso degli anni, ho fatto tutto ciò che poteva essere fatto per restituire quell'uomo alla sua verità. ... Consegno la memoria di Dino ai film melensi, alle biografie deliranti o troppo circospette, ai "chissà!" e alle strizzatine d'occhi, ai premi letterari a lui intitolati e alla compagnia di villeggianti che ogni anno si riunisce a Marradi per assegnarli. Hanno vinto loro. Addio, Dino».
Tanta melodrammaticità ci risulta, francamente, del tutto indecifrabile. Dino Campana è un incompreso perché qualche critico cattivo non vuole prendere atto che ha frequentato l'Accademia di Modena? Se venisse fuori che è stato nei cavalleggeri, dobbiamo riscrivere tutta la sua bibliografia? E se invece che per la sifilide fosse impazzito per una botta in testa o un ascesso, leggeremmo in maniera diversa le sue poesie? Un biografismo, insomma, puntiglioso ma anche alquanto ingenuo, che pretende di spiegare gli scrittori neanche con gli eventi della loro vita, ma con la loro cartella clinica, peraltro ipotetica.
Quanto ai film anche melensi, alle biografie anche deliranti o troppo circospette, ai premi letterari anche di poco spessore (ma quali ne hanno, ormai?), sono cose che toccano, caro Vassalli, a tutti, ma proprio tutti gli autori consacrati. Ci sembra invece che Lei si consideri una sorta di Sommo Sacerdote di Campana, unico autorizzato ad accedere a un Sancta Sanctorum di puntualizzazioni biografiche che nelle sue intenzioni dovrebbero incarnare l'Ultima Verità. Forse è meglio che effettivamente smetta per un po' di scrivere su Dino, le farà bene.