POETAE NOVI

Un libro di poesie recensito, con un lungo trafiletto, nella prima pagina della Cultura e Spettacoli non è evento frequente, invoglia ad approfondire. La recensione sembra a una prima scorsa elogiativa. Il nome dell'autrice, con un altisonante doppio cognome, suona nuovo, ma l'editore è quello con il più alto fatturato in Italia, la prefazione del talent-scout Maurizio Cucchi, il coordinatore della presentazione, presso una nota libreria torinese, Marcello Sorgi, direttore de «La Stampa» (stiamo citando appunto da «La Stampa», 9 febbraio 2004, p. 27). Tentiamo una ricerca in rete ma, a parte qualche occorrenza relativa al testé edito volume in questione, la poetessa è sconosciuta ad Internet. Nemmeno una plaquette edita in passato, una partecipazione a un premio letterario a Forlimpopoli... Nulla di nulla. Una signora con un nome e doppio cognome analogo (che non sembrano affatto di quelli ad alta frequenza, tutt'altro) compare però nel consiglio di amministrazione di un'importante società torinese. Sarà un caso? Andiamo allora a riesaminare con più cura la citata recensione, a firma Giovanni Tesio. In effetti qualche velato imbarazzo, forse anche qualche tentativo di prendere le distanze, trapela qua e là: «frammentismo legato ai momenti e alle occasioni», «tenacia minimalista», «non ci sono novità nella poesia della...». Bisognerà leggere ad ogni costo il libro per fugare l'angosciante sospetto: e se le "alte stanze" istituzionali della poesia italiana fossero diventate una riserva indiana dove il turista con i dollari può andare a farsi scattare una fotografia seduto nella tenda del capo, con il copricapo di piume in testa e il calumet della pace in mano?