POETAE NOVI 2
Tempo fa analizzammo nel corso di questa rubrica
(vedi
Il ristorante si è trasferito) un prototipo di
"nuovo autore di successo" presentato con grande enfasi sulle pagine di un settimanale allegato a un grande quotidiano.
In quel caso si trattava di un romanziere. Ora, per la nostra gioia, dato che ci occupiamo principalmente di poesia, lo
stesso settimanale e lo stesso articolista (Antonio D'Orrico in «Sette» del «Corriere della Sera», 19 febbraio 2004, p. 82)
ci propongono «un poeta contemporaneo vivo». C'è anche, naturalmente, la sua foto: il Nostro è abbracciato a un busto
marmoreo di Dante, pugno sotto il mento e foglie d'edera (sic!) in testa. Ma è l'unico tocco ironico, perché per il resto
l'articolo è assolutamente serio, anche troppo.
D'Orrico fa subito capire che anche il poeta d'oggi deve essere un "personaggio": «Avete mai letto le note biografiche
con cui i poeti (laureati o diplomati) corredano i loro libri? Il curriculum di un burocrate è più avvincente... Una volta
il mestiere di poeta era esercitato da tipi fascinosi alla Byron». Ecco allora il Nostro, Pietro Bottai, che «ha 29 anni,
vive a Roma, ha cominciato a scrivere poesie una mattina al Louvre, dopo aver scoperto che due giapponesi che si baciavano
gli parevano più interessanti della Gioconda». Oddio, un po' pochino viste le premesse. Anche lo sberleffo alla Gioconda
non è proprio una trovata inedita. L'episodio veramente byroniano del curriculum di Bottai è semmai la sua scoperta da
parte di D'Orrico, il quale racconta di aver ricevuto in redazione un'e-mail con allegata una poesia e di aver subito
capito di trovarsi di fronte al grande talento sconosciuto.
Ma torniamo all'articolo di D'Orrico. A destra uno stelloncino con una poesia, o stralcio di poemetto del Nostro, dove
compaiono in rapida sequenza, fra gli altri, Elvis, JFK a Dallas, Jim Morrison, O. J. Simpson, Janis Joplin... C'è anche
Achab a cui brucia la gamba di legno (a voler essere precisi la gamba di Achab non può bruciare perché non è di legno ma
di osso di balena, magari se ne terrà conto in una prossima edizione). Bottai ad ogni modo non è poi male, ne conveniamo.
Ma, scusi, D'Orrico, perché ha voluto scomodare la poesia? Poteva definirlo in modi molto più calzanti. "Una simpatica
rimpatriata goliardica", per esempio. "Un affettuoso omaggio alla cronaca nera statunitense". "Un nostalgico ritorno ai bei
vecchi tempi della Zurigo 1916". Lei invece ha voluto metterlo a fianco di Dante: ci sta come uno un po' impacciato, in una
posa rigida, che si è messo in testa un rametto d'edera strappato a una pianta lì vicino...