IL COCCODRILLO COME FA?

Giustamente poi capitava che si rimettessero in carreggiata e cominciassero a parlare di poesia: però gli interventi usciti sulla stampa nazionale il giorno dopo la scomparsa di Mario Luzi (quindi il 1° marzo 2005) prendevano immancabilmente le mosse da due fatti che con Melpomene hanno poco o nulla in comune. Uno era il ricordo del Nobel a lungo atteso e mai vinto dal poeta fiorentino. Bene, siamo d'accordo che Luzi lo meritasse quant'altri mai oggi in Italia, ma di premi ce ne sono tanti, anche se alcuni possono contare su un marketing migliore, e non sono certo loro a fare grandi i poeti, semmai l'esatto contrario: questa ossessione per l'imprimatur del lauro scandinavo, fra l'altro appannato da un cumulo di scelte discutibili, è solo uno dei tanti segni del provincialismo di cui è tuttora impregnato il mondo culturale italiano.
Altra tematica che nelle rievocazioni ha occupato uno spazio improprio - generalmente per di più in apertura - è stata la politica, in cui Luzi, com'era d'altronde suo diritto di cittadino, negli ultimi anni si era impegnato (da un certa distanza), anche prima della nomina a senatore a vita. È vero che si trattava di un argomento ancora caldo che aveva dato esca ad alcune polemiche, ma così si è alimentato presso il grande pubblico l'equivoco che Mario Luzi sia stato più che altro una sorta di tribuno di piazza e, peggio ancora, che come tale vada giudicato in bene o in male. Ancora una volta, la poesia non fa notizia se non si riesce a legarla a qualche passione del momento: benché, come si diceva, non siano per fortuna mancate le voci che hanno cercato di inquadrare l'illustre scomparso dal punto di vista che gli era più consono, ovvero quello dei versi che ha scritto.