MORTO CHE PARLA
Qualche tempo fa l'amico Panerai su queste pagine si è occupato della vicenda dei
versi postumi di Montale:
adesso, a circa un mese dalla scomparsa di Mario Luzi, emerge un altro caso - di tipo differente -
di inediti contestati
post mortem. Citiamo da «La Stampa» del 31 marzo 2005, pagina 23: «Alcuni
inediti di Mario Luzi sono stati pubblicati recentemente, dopo la morte del poeta avvenuta il 28 febbraio,
senza che i familiari ne fossero a conoscenza. Per questo motivo il figlio e la vedova diffidano chiunque
dal pubblicare altri testi senza il loro preventivo consenso».
Cos'è successo? Ignoti hanno trafugato dai cassetti dello scomparso preziosi manoscritti e sono andati a
pubblicarli sulla stampa nazionale? Evidentemente no. Si tratta certo di testi messi in circolazione dallo
stesso autore o comunque da persone che ne avevano tramite lui disponibilità. Il fatto è che, come ben sanno
i suoi lettori, Luzi negli ultimi decenni era diventato un bulimico della scrittura, da far concorrenza a
D'Annunzio nei suoi momenti peggiori: scriveva di tutto a un ritmo forsennato, e i novant'anni anziché contenere
avevano accresciuto quest'appetito. Né si dimostrava affatto geloso o incontentabile nei confronti di questa
produzione, come fanno in genere i poeti, che tengono i loro brogliacci sotto chiave e si decidono solo dopo
lunghe more e attente considerazioni a distaccarsene: al contrario, li distribuiva generosamente, magari
avvertendo che erano solo bozze da rivedere in seguito. Del resto, non mancavano a benedire quest'abbondanza
i cori di elogi sperticati, e gli spazi messi a disposizione da editori grandi e piccoli in genere avarissimi
verso la poesia.
Gli eredi, resisi conto che neppure la dipartita terrena dello scrittore era in grado di arrestare il profluvio,
hanno optato infine per la diffida legale. Si spera lo abbiano fatto soprattutto per la salvaguardia del valore
(grande) dell'opera poetica del congiunto: quando i poeti sopravvivono a loro stessi ad ogni modo le vicende dei
loro inediti non sono mai troppo edificanti.