L'ESTETICA È POCO SERIA, PAROLA DI CHIMICO

Mi sono divertito molto "facendo un giro" nel sito del Cicap (Comitato Italiano di Controllo Affermazioni sul Paranormale, www.cicap.org), dove si parla di fantasmi, cerchi nel grano, sedute spiritiche, medicina omeopatica eccetera: cose di cui in effetti non mi interesso, ma mi piace leggere i resoconti di chi affronta tutto ciò con argomentazioni logiche. Cosa c'entra questo con la presente rubrica, a parte il fatto che da un sito ben realizzato c'è sempre da imparare? Spigolando qua e là mi imbatto anche in una "autobiografia intellettuale" (mi piacciono molto anche queste!) di un collaboratore del cicap, il chimico Luigi Garlaschelli (www.cicap.org/articoli/at101551.htm), nella quale leggo fra l'altro le seguenti affermazioni: «Intanto, durante gli anni del liceo scientifico, lo studio della filosofia mi apriva nuovi orizzonti intellettuali. Nonostante gli sforzi contrari della nostra insegnante, che amava gli idealisti, soprattutto se cristiani, mi risultavano molto più congeniali i pensatori empiristi e razionalisti. Locke e Hume, Voltaire e Russell sono i primi nomi che mi vengono alla mente. Soprattutto mi interessava la teoria della conoscenza più che l'estetica o la morale. Come si può giudicare la realtà se prima non la si conosce?».
Assai curiosa quest'asserzione sull'estetica (lasciamo ad altri la difesa della morale, o dell'etica, esterna al campo di azione di questa rubrica e di questa rivista), la quale vorrebbe, secondo Garlaschelli, "giudicare la realtà senza conoscerla". Ora, nulla da dire su insindacabili gusti personali, ma non su chi in base a questi vorrebbe assegnare pagelle: ben diversamente, fra l'altro da quanto fa l'estetica, che non è affatto una disciplina deputata a emettere giudizi (per quello ci sono la critica letteraria o musicale o figurativa), ma semmai a indagare, per dirla molto in soldoni, cos'è un'opera d'arte e in quale modo venga percepita, e quindi conosciuta.
Se poi Garlaschelli ha a cuore la conoscenza della realtà, gli segnaliamo che la branca della filosofia che se ne occupa non è la "teoria della conoscenza", ma la metafisica: salvo non ritenga che la realtà coincida con ciò che conosciamo, come facevano gli idealisti postkantiani, che però a quanto pare apprezza poco... C'è insomma forse un po' di esagerazione nelle lamentele che ogni tanto si levano circa la troppa circolazione di sapere "umanistico" e lo scarso interesse per il sapere "scientifico" nella nostra società.
Siamo stati troppo cattivi? Dovevamo concedere che uno scienziato mastichi poco di questi argomenti e cada in sviste dal suo punto di vista prescindibili? Forse sì, ma cosa avrebbe detto Garlaschelli se avessimo scritto ad esempio che la chimica è una scienza che misura le orbite dei pianeti...?