O DI CHI NE FA LE VECI
Anche del vecchio Jorge Luis Borges si insinuò a un certo punto che non fosse uno scrittore in
carne e ossa, ma una "cooperativa" costituita da almeno tre soci che componevano nell'ombra, più
una controfigura che interpretava in pubblico l'Autore. Borges non era, in realtà, uno scrittore
creato dal marketing editoriale, semmai costituiva un esempio di scrittore tradizionale che a un
certo punto aveva scoperto l'importanza del marketing, e ne era stato scoperto.
Una specie di anello mancante, insomma, uno stadio intermedio di un'evoluzione che dopo di lui ha
bruciato le tappe. Giunge ora notizia (per esempio da «La Stampa», 10 gennaio 2006, p. 25) che un
affermato giovane romanziere statunitense, tale JT Leroy (a noi peraltro ignoto, lo confessiamo
candidamente, ma non pretendiamo di fare testo), dalla biografia in regola con tutti i maledettismi
di prammatica, altri non sarebbe che una tranquilla signora, impersonata, quando copione esige, da
un'altra donna travestita da uomo.
Sembra un procedimento abbastanza contorto, in effetti, e può darsi che sia una buona trovata per
lanciare il prossimo volume dell'interessato/a. L'editore italiano di Leroy intanto cade dalle nuvole
e precisa che, comunque stiano le cose, quelli sono i romanzi di una grande penna. Si taroccano insomma
gli scrittori, ma i libri sono merce genuina. Con buona pace del principio di causa-effetto, e di quello
di non contraddizione.
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