ULISSE E IL GENOMA
Il titolo è; quanto mai invitante: Arte & Scienza. Le intuizioni di Levi, gli errori di Sciascia
(«Corriere della Sera», 31 luglio 2006, p. 25). Uno scienziato, Pierre-Gilles de Gennes, premio Nobel per la
fisica 1991, parla, intervistato da Giulio Giorello e Nuccio Ordine, anche di scrittori e opere d'arte.
L'intervista è istruttiva, ma ancora una volta lascia trapelare come il rapporto tra gli uomini di scienza
e lo spirito sia problematico.
Ecco un esempio: «La tesi di un grandissimo scrittore come Sciascia sulla scomparsa di Majorana mi sembra priva di
fondamento: in quel momento storico quello studioso non disponeva degli strumenti teorici e pratici per prevedere
l'impiego militare di queste scoperte».
Ora, è evidente che de Gennes ha le idee abbastanza confuse su cosa sia la letteratura. La scomparsa di
Majorana di Sciascia non è infatti un articolo scientifico, né una pagina di storia della scienza,
ma piuttosto un saggio-racconto, un'opera della fantasia per quanto basata anche su una
documentazione d'archivio, i cui fini non sono senz'altro quelli di accertare «gli strumenti teorici e pratici»
di cui poteva disporre un ragazzo di via Panisperna (del resto non appare nemmeno una licenza poetica
così straordinaria pensare che un geniale fisico nucleare potesse, a sette anni da Hiroshima,
avere sentore di future ricadute belliche di certe teorie).
Non si obietta all'Odissea che la mappatura del genoma umano esclude l'esistenza di uomini con un occhio
solo, né all'Orlando Furioso che secondo le leggi dell'aerodinamica i cavalli, seppur muniti di ali di aquila,
non possono volare. Purtroppo è quello che spesso fanno gli scienziati quando mettono il piede fuori dai loro
laboratori. Certamente è lecito non interessarsi di letteratura o non volere approfondire troppo l'argomento,
ma il bon ton in questo caso esigerebbe che ci si astenesse dal formulare giudizi avventati.
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