TOP TEN

Le classifiche e le hit parade, quando si parla di letteratura, e in particolare di "canone", sono molto pericolose. Tuttavia come base per un confronto di idee possono anche essere accettate. L'enciclopedia Treccani on line (www.treccani.it: a proposito, bel sito) lo scorso dicembre ne ha stilata una il cui fine era offrire uno stimolo al rinnovamento dei programmi scolastici (www.treccani.it/site/Scuole/nellascuola/area_lingua_letteratura/archivio/10libri/index.htm). A dieci critici è stato chiesto di segnalare dieci opere di narrativa italiana a testa, edite tra il 1955 e il 2005. Il risultato può essere analizzato da diversi punti di vista, come hanno fatto numerosi organi di informazione, i cui interventi sono fra l'altro riportati nel sito. Noi ci siamo accontentati di fare qualche calcolo.
Le opere segnalate sarebbero potute andare da un minimo di dieci, nel caso estremo in cui tutti i "giurati" si fossero trovati d'accordo, a un massimo di cento nel caso opposto. All'atto pratico, si è arrivati a un totale di 58: un numero assolutamente abnorme. 58 capolavori, o almeno 58 testi di grande interesse da raccomandare ai posteri, nell'arco di un cinquantennio (ed erano escluse la poesia, il teatro, la saggistica...)? Sarebbe un fortunatissimo unicum nella letteratura mondiale.
Altro dato: le opere che hanno ricevuto un solo voto sono ben 36, quasi i due terzi. Il massimo del punteggio è toccato a due testi alquanto "istituzionalizzati", che hanno raggiunto i cinque voti. È molto? Cinque punti su dieci a scuola non sarebbero una sufficienza.
Le conclusioni che è possibile trarre sono svariate. A noi pare sia stato dimostrato soprattutto un fatto: che sulla letteratura italiana degli ultimi cinquant'anni non c'è accordo. Anche secondo la Treccani on line «si conferma la difficoltà di stilare un 'canone' condiviso delle opere più vicine a noi, ma già così - ci sembra - si è raggiunto l'obiettivo di una discussione ricca di spunti di interesse per i docenti». La discussione è sicuramente positiva, eppure la difficoltà di individuare un "canone" è davvero e soltanto fisiologica?
I critici dovrebbero essere, per statuto, persone in grado di riconoscere le opere di valore più prontamente rispetto al resto del mondo. Ma concediamo che ci sia incertezza sulla produzione degli ultimi dieci, o anche vent'anni. Possibile però che il dubbio persista dopo trenta, quaranta, cinquant'anni, su autori morti e sepolti da un bel pezzo? Forse i critici non sanno fare il loro mestiere. O forse il motivo di questo disorientamento è un altro, e sarebbe ora di dirselo francamente: la letteratura italiana degli ultimi cinquant'anni ha prodotto ben poche cose destinate a rimanere.