LA CORRIDA DEI FRATTALI

Sul Festival della Matematica siamo incompetenti per statuto, come sul Festival di Sanremo e sul Festival dell'Unità: salvo nel caso in cui il Festival metta piede in casa d'altri. Il suo organizzatore Piergiorgio Odifreddi afferma infatti («Tuttoscienze» de «La Stampa», 7 marzo 2007, p. IV), rispondendo alla domanda di un intervistatore («Al Festival, però, parlerete anche di bellezza: in che senso?»): «La matematica ha sempre avuto un volto artistico. Ecco perché ho chiesto a un altro Nobel, Dario Fo, di spiegare la rivoluzione della prospettiva nella pittura».
Ora, l'Odifreddi ("Pigi" per gli amici) è un ragazzo che ha dei problemi, ce ne siamo già occupati in precedenza (Tu non pensavi ch'io loico non fossi). Vuole emettere sentenze in ogni campo dello scibile, di norma in solitaria anche se all'occorrenza chiama in aiuto qualche "esperto". Ininfluente che gli esperti siano tali per davvero, è ovvio. Fo è Nobel, ma per la letteratura, e nella vita si è occupato di teatro? Già sarebbe improbabile se venisse a parlare professoralmente di romanzi o di poesie, figuriamoci di pittura, anzi de prospectiva pingendi? A Pigi non è che importi molto, e poi forse non se ne è nemmeno accorto: letteratura, pittura, sempre in "-ura" finiscono...
Ci viene da dubitare insomma sulla serietà del Nobel Dario che accetta di andare a tenere lezioni di prospettiva a un consesso di matematici. Ma anche Pigi, che cosa ha organizzato? Il quarto d'ora del dilettante? Ha in serbo per noi anche qualche Nobel per la pace che discetterà di contrappunto e qualche brillante cardiochirurgo che spiegherà la tavola pitagorica?