NON È GIORNATA

Il 21 marzo si è svolta la giornata internazionale della poesia. Era, per la cronaca, anche la giornata delle vittime delle mafie.
Nulla da dire sull'intitolazione di giornate a problemi scottanti o alla commemorazione di eventi tragici. La giornata della poesia invece, patrocinata dall'Unesco e celebrata già da alcuni anni (da qual che si è visto, almeno in Italia, piuttosto in sordina), lascia qualche dubbio.
Intanto non è chiaro, dal momento che la lingua italiana, e non solo lei, è ambigua in questo caso, se si debba intendere "giornata della poesia" come giornata di ciò che è stato scritto in verso o dell'arte dello scrivere in versi, o di entrambe le cose. L'idea di esortare ogni essere umano a farsi poeta sarebbe bislacca, e tradirebbe la concezione che la poesia sia un passatempo alla portata di chiunque. Viceversa, se con "poesia" si intende soprattutto quanto hanno scritto i poeti, la giornata appare più motivata, ma la formula è comunque troppo vaga: per "poesia" gli inesperti potrebbero anche intendere La Vispa Teresa o il signor Bonaventura. Sarebbe dunque opportuno specificare. "Giornata della poesia di Dante Alighieri", con la possibilità di cambiare ogni anno l'intestatario, per esempio suonerebbe meglio.