RITORNARE A TASSO?
Nel precedente intervento avevamo scherzato prevedendo una discussione sul tema se la letteratura racconti
il vero o il falso: ma pare che qualcuno si stia davvero appassionando all'argomento. La tenzone fra romanzieri
innescata da Alessandro Piperno
(
Miscere inutile dulci)
prosegue infatti con un affondo di Paola Mastrocola a Roberto Saviano, che aveva a sua volta replicato a Piperno.
Annuncia Mastrocola («La Stampa», 6 maggio 2007, p. 41): «Eterna ma sempre fascinosa polemica: realistico o fantastico?
Evasione o impegno?». Ed eccola perorare: «A me piacciono i cavalli alati, è vero: sono di parte. Darei non so
cosa per un ippogrifo. Cosa ci posso fare? Ho studiato Lettere a Torino negli anni Settanta, quando c'era una
squadra mirabile di maestri che, mentre eravamo in piena moda semiologico-struttural-formalista-post-neo-avanguardista,
stavano come scogli in mezzo alla corrente [...] e intanto ci insegnavano che la letteratura è sempre - dico sempre! -
finzione, di qualsiasi cosa parli. Può parlare di filatori di seta del Seicento, di pastori innamorati di ninfe, di
pescatori siciliani o di piccoli principi che coltivano rose sul loro pianeta: non importa, è sempre invenzione!
Sublime, utilissima e bellissima invenzione, fabbricata per dire la verità, ma per dirla parlando d'altro, deviando,
depistando: parola indiretta».
Messa la faccenda in questi termini, i Maestri dell'università di Torino degli anni Settanta si collocano, quanto
a pensiero estetico, all'altezza del Tasso del libro secondo dei
Discorsi del poema eroico. Rispettabile,
si capisce: ma da allora sono stati fatti alcuni passi in avanti. Il Tasso si era rotto la testa sull'obiezione
che la letteratura racconta, in ultima istanza, cose che non sono mai avvenute, dunque false, dunque menzognere.
La sua soluzione provvisoria non era molto lontana da quella di Mastrocola: la letteratura esprime un falso "vero",
ossia il «verosimile», un falso "utile" che giova all'umanità.
Si trattava di una soluzione provvisoria perché gli scrittori hanno continuato ad arrovellarcisi sopra fino al
realismo, al naturalismo e agli estremi del romanzo come esperimento scientifico. Successivamente, tra Otto e
Novecento, alcuni pensatori hanno mostrato che in realtà si era fatta un'enorme confusione tra categorie filosofiche,
quali sono "vero" e "falso" secondo l'accezione di Tasso e Mastrocola, e categorie artistiche. Un'opera d'arte in
quanto tale non è falsa perché parla di cavalli alati, e non è nemmeno vera perché parla dei problemi dei minatori
della Ruhr. È vera invece quando è esteticamente riuscita, ed è falsa quando non lo è, quali che siano le tematiche
di cui si occupa.
Come tutte le grandi scoperte è, vista col senno di poi, qualcosa di molto semplice: ma bisognava arrivarci. Certo,
appare ben strano che si torni su questi arcani ignorando le importanti acquisizioni da tempo raggiunte. È un po'
come trovarsi a discutere se partendo da Palos a bordo di tre caravelle si raggiunga il Catai o si precipiti in un
abisso di mostri marini.