VARIABILE INDIPENDENTE
Impossibile non sottoscrivere quanto scrive Paolo Di Stefano («Corriere della Sera», 15 maggio 2007, p. 42)
a proposito delle classifiche dei libri più venduti: «Negli altri settori il criterio della qualità resiste
e nessuno si sognerebbe mai di stilare una classifica indiscriminata dei capi d'abbigliamento in cui si dichiari,
che so: nell'ultima settimana H&M ha venduto 1000 capi e Armani 2, Top Shop 500 e Gucci 1 [...] Succede che quello
che fino a poco tempo fa veniva considerato l'oggetto meno "mercantile" disponibile sul mercato, la letteratura
appunto, sia l'unico a essere valutato (ogni settimana!) sulla base di criteri nudamente quantitativi e commerciali».
Verissimo. Per completezza però bisogna aggiungere che nella letteratura agisce, rispetto alla moda (o ai ristoranti,
altro esempio addotto da Di Stefano), una variabile in più: il tempo. Gli abiti degli stilisti e quelli dei marchi
che si rivolgono al grande pubblico sono comunque fatti tutti per essere indossati oggi, subito. Nessuno acquisterebbe
un vestito perché sarà di moda fra trent'anni. Dunque è più facile distinguere livelli di qualità all'interno di una
categoria di prodotti che devono funzionare hic et nunc.
In letteratura le cose vanno diversamente. Esistono capolavori che ottengono un successo immediato, ma è più frequente
che le opere davvero "nuove" impieghino qualche tempo, o anche molto tempo per cominciare a essere intese. La soluzione
più logica in questo caso è quella di affidarsi a persone dotate di esperienza ed intuito comprovati e al di sopra
della norma, in grado di esprimersi in anticipo sul valore di un libro. Ma qui cominciano i problemi: innanzi tutto
persone del genere scarseggiano, anche se questo non è l'aspetto più grave perché, volendo, se ne troverebbero. Ben
più rilevante è il fatto che i "libri di qualità" (e qui ritorna in gioco la variabile del tempo) di solito vendono
poco: magari venderanno ancora, a differenza di tanti best-seller, fra cento, duecento o trecento anni, ma questo è
un argomento di poco peso per aziende che guardano solo al bilancio dell'anno corrente, e che tendono a influenzare
fortemente il dibattito sui libri nei mezzi di comunicazione.
Insomma, se non si compie uno sforzo per entrare in una dimensione temporale più ampia, è perfettamente coerente che
parlando di libri si vada a parare nella classifica dei titoli più venduti della settimana.
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