LA SPECTRE NEOIDEALISTA
Non ha dubbi, il fisico Tullio Regge, rammemorando la sua partecipazione, quand'era studente di liceo negli
anni Cinquanta, a una conferenza tenuta da Benedetto Croce («La Stampa», 14 giugno 2007, p. 41): «Solo anni
dopo mi resi conto del danno inflitto al nostro Paese dall'idealismo parolaio e dalla riforma Croce-Gentile.
Per questi filosofi la scienza non era "sapere", era "ingegneria", parola detta in tono di disprezzo. [...]
L'idealismo ipocrita dipinto di politica ha generato il frutto bacato della mentalità antiscientifica che
infligge danni irreparabili alla nostra cultura, all'economia e alla salute».
Presumendo che Regge dopo gli anni Cinquanta abbia avuto scarse occasioni di occuparsi di filosofia e di cultura
umanistica, si sarebbe tentati di perdonargli l'ingenuità: ma dopotutto esiste anche il dovere di documentarsi
quando si fanno affermazioni in pubblico. Senza trascurare il fatto che i due filosofi di cui sopra non erano
affatto nemici giurati della scienza come Regge li dipinge, la realtà è che Gentile è stato messo in soffitta
dalla nostra cultura fin dagli anni Quaranta, mentre il de profundis per Croce è scoccato all'incirca
un ventennio dopo. Insomma, sono più di quarant'anni che il neoidealismo risulta completamente archiviato in
Italia. Da allora nelle nostre facoltà umanistiche imperano indirizzi che si rifanno abbondantemente al mondo
delle scienze (strutturalismo, epistemologia, filologia, psicologia, sociologia ecc.).
Perché allora il professor Regge - e non solo lui - impegna una parte non trascurabile del proprio tempo ad
abbaiare alla luna? Perché la forma mentis dello scienziato esige che, scoperto un fenomeno, se ne
rinvenga nelle immediate vicinanze la causa, e dunque, constatato che oggi in Italia la ricerca scientifica
non gode di una salute di ferro (ma si può essere sempre sulla cresta dell'onda?), la colpa deve essere per
forza di qualche vile sabotatore che rema contro. D'altro canto, la diplomazia impone cautele: se Regge avesse
ad esempio denunciato i baroni che hanno riempito le cattedre e i dipartimenti universitari di amici e
consanguinei non necessariamente geniali, il rischio di incidenti sarebbe stato più alto che non prendendosela
con Croce. (Per la cronaca: quando Croce e Gentile erano veramente i dominatori della cultura italiana, la
scienza nazionale sfornava i Marconi, i Fermi, i Majorana. I Nostri avrebbero notato che un po' di sana dialettica
fa sempre bene).
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