DYLAN THOMAS? NO, BOB
«[Bob] Dylan nelle scuole inglesi», «il grande cantante nei programmi delle medie», «ora è ufficiale, c'è
la firma sul programma del ministero dell'Educazione e questo settembre si comincia» («La Stampa», 3 settembre
2007, p. 17). Ma «non ci sono reazioni, per ora, dall'icona della rivoluzione libertaria degli anni Sessanta».
A noi sorge il sospetto che l'icona possa non essere particolarmente contenta, a parte la pubblicità gratuita che
torna sempre utile. Come celebrazione di un artista non è molto azzeccata, questa delle istituzioni scolastiche
inglesi. È come se dicessero a un pittore: "Abbiamo inserito i suoi quadri nel museo, ma li abbiamo rifatti in
bianco e nero, sa, così si intonano meglio alle pareti". O a un poeta: "I suoi versi ci sono piaciuti tantissimo,
però nell'impaginazione abbiamo tolto tutti quei fastidiosi a capo, guardi se adesso non si legge meglio". Perché
cos'altro è prendere una canzone, ovvero parole e musica in simbiosi, eliminare la musica e trascrivere le parole
nude su un foglio di carta, senza neanche chiedere il permesso all'autore? È una constatazione ovvia: nelle scuole
inglesi non ha fatto il suo ingresso trionfale Bob Dylan, né nelle scuole italiane, come parecchi commentatori
nostrani hanno tenuto subito a sottolineare, fanno il loro ingresso in sordina i cantautori, ma piuttosto si
aggirano dei fantasmi depauperati, privati del loro contesto naturale e inseriti in un altro completamente arbitrario.
|