PLATELMINTI CON LA PENNA
Gli scrittori «che si stampano in milioni di copie» «sono fenomeni letterari, prodotti editoriali che sono sempre esistiti e grazie ai quali le case editrici possono permettersi il lusso di pubblicare testi letterari; e scrittori
come me possono esistere. [...] Ben venga, dunque, la letteratura di consumo. Sarebbe di cattivo gusto se un parassita criticasse il corpo di cui approfitta». Parola di Juan Goytisolo in un'intervista al «Corriere della Sera» del 29
maggio 2008 (pagina 47).
Qualcosa di vero indubbiamente c'è: lo scrittore "serio" oggi si sente un terzo incomodo nel mondo della cultura.
Non lo intervistano in televisione, non lo invitano ai "festival", gli editori lo snobbano perché non è lui che incide sui fatturati. Se gli va bene, si comincerà a considerarlo quarant'anni dopo la sua morte.
Tuttavia, dato che si parla di parassiti, a ben guardare non lo sono piuttosto gli autori di volumi commerciali
concepiti per vendere nell'arco di una breve stagione? Non sono loro che trovano la strada spianata dai grandi
classici, grazie ai quali la gente ha un alto concetto della carta stampata, grazie ai quali esistono le biblioteche
e i programmi di letteratura nelle scuole, grazie ai quali si mettono in mano libri ai ragazzini nella convinzione che questo contribuisca alla loro educazione? I "bestselleristi" approfittano di questo contesto per proporre sulla
pubblica piazza surrogati capaci di dispensare emozioni semplici senza chiedere troppo impegno. E hanno diritto di
farlo: nel gran corpo ospitante c'è posto anche per loro.
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